Caminetto “Con l’acqua di questa fonte”

Si è tenuta giovedì 12 febbraio 2026 la Riunione al Caminetto dedicata al tema: «Con l’acqua di questa fonte…». L’origine del ‘rito’ del Battesimo contradaiolo e le fontanine di Contrada”. Relatore è stato il Dott. Duccio Benocci, storico, esperto d’arte, operatore culturale.

Ebbene sì, come accennato nel sottotitolo, il Battesimo contradaiolo è un vero e proprio rito, laico (per mano del Priore), da non confondere perciò con quello, “religioso”, imposto in oltre due millenni dalla ritualità cristiana. Può apparire un’usanza antica, ma in realtà non lo è affatto, soprattutto se messa in relazione con la secolare storia del Palio di Siena e delle Contrade.

«Di che Contrada sei?» chiede un senese ad un altro senese, magari incontrato, per caso, lontano da Siena.

Scriveva il grande Paolo Cesarini, giornalista e scrittore, ma anche tartuchino doc:

«Essere di una Contrada o di un’altra non dipende per il vero senese da una scelta, ma dal luogo di nascita, come per la nazionalità. È dell’Oca chi nasce in Fontebranda, della Chiocciola chi nasce in S. Marco e via di seguito per tutte le diciassette Contrade. Il diritto di nascita è preciso, chi vi rinuncia e cambia Contrada viene additato in quella rinnegata come un venduto o meglio come un “rivenduto”. Traslocare di casa, andare a vivere in un rione diverso da quello dove si è nati, non giustifica il mutamento; ma chi nascerà nella nuova abitazione sarà della Contrada in cui essa si trova».

Per molto tempo la nascita in un territorio (“Diritto di suolo o di nascita”) è stato l’unico criterio per stabilire l’appartenenza ad una certa Contrada; il centro storico, però, era popolato da senesi e contradaioli ed i bambini nascevano in casa.

Poi, il mondo e la società sono cambiati, e sempre più “cittini” iniziarono a nascere in ospedale, prima al Santa Maria della Scala (oggi complesso museale), in seguito alla clinica ostetrica “Salus”. Dunque, secondo quel vecchio criterio i bambini avrebbero dovuto essere tutti selvaioli, nel primo caso, o panterini, nel secondo; il che sarebbe stato accettato poco e malvolentieri da tutte le altre Contrade.

Inoltre, la vita di molti senesi, nel frattempo, si era spostata al di fuori delle antiche mura cittadine e Siena si espanse grazie ai propri quartieri di periferia.

Benocci ha dunque illustrato altri criteri, decisamente più moderni, di appartenenza contradaiola, tra cui il “Diritto di sangue”, che prevede che il nascituro sia della stessa Contrada dei genitori; e qualora padre e madre siano di Contrade diverse? Il discorso ci porterebbe troppo lontano, in questa sede.

Ma, ad un tratto, negli anni Trenta, la mente geniale di Silvio Gigli – giornalista e scrittore, conduttore radiofonico della EIAR (in seguito RAI) e, come tale, “voce” storica del Palio, anch’egli tartuchino – si domandava: «Come fare a dare a mia figlia la tangibile impronta d’esser tartuchina? Un marchio? Un segno indelebile nella carne?». Ed ecco che nacque l’idea del Battesimo contradaiolo tramite fontanine di Contrada – stando a quanto raccontava –. E con essa anche l’interminabile querelle con l’avversaria Contrada della Chiocciola, la prima, di fatto, ad aver realizzato una fontanina artistica nel proprio rione (28 giugno 1947) e ad averla impiegata per il nuovo rito (11 settembre 1949). Il quale, per dirla con le parole dell’etnografo e folklorista Arnold van Gennep, altro non è che un «rito di passaggio», attuato per consacrare, vita natural durante, l’appartenenza di un singolo ad una Contrada.

Dopo la Chiocciola, sarà la volta, appunto, della Tartuca (23 settembre 1951) e la tradizione, inventata, si diffonderà a macchia d’olio, soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, coinvolgendo la maggior parte delle altre Consorelle. Ben 14 Contrade su 17, infatti, hanno commissionato ad un artista una fontanina, più o meno monumentale, mentre le rimanenti utilizzano fonti storiche del proprio territorio per il Battesimo contradaiolo, che è divenuto, a tutti gli effetti, un appuntamento tra i più salienti e partecipati della Festa titolare, dunque “patronale”.

Benocci ha concluso la sua solida ricostruzione storica – basata su consultazioni d’archivio e sull’analisi di giornali d’epoca – mettendosi a disposizione del pubblico nel passare in rassegna le varie realizzazioni artistiche (o di alto artigianato), facenti ormai parte dell’arredo urbano, cercate e immortalate da turisti curiosi.

(d.b.)