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Il “Mangiar Buono” del nostro territorio – Relatore: Dott. Arch. Pietro Giannini

by Elisabetta Miraldi on

Un caminetto all’insegna della sostenibilità e dei prodotti a km 0 quello tenuto via zoom il 9 luglio; il relatore è Pietro Giannini, creatore dell’Orto Mangione, un orto collettivo e condiviso ad una manciata di chilometri da Siena, in cui ogni partecipante è co-produttore.

Pietro è un rampante quarantenne, laureato in architettura a Firenze con una specializzazione in architettura  paesaggistica acquisita presso l’Universitata Politècnica de Catalunya a Barcellona. Dal 2012 Pietro si trasferisce a Parigi e si occupa più specificamente di progetti di paesaggio urbano, con una dimensione culturale o commerciale (spazi pubblici, parchi, strutture culturali). Successivamente si sposta a Valence dove si occupa di studi di paesaggio, progettazione e animazione di giardini collettivi e di una fattoria urbana. Dal 2015 approfondisce le sue competenze in agro-ecologia, con sempre maggiore attenzione alla sostenibilità, al giardinaggio e all’agricoltura senza trattamenti, al fine di migliorare la qualità del prodotto.

Nel 2018 rientra a Siena, sua città di nascita, con in testa un progetto importante: la realizzazione di un orto a km 0, condiviso e collettivo, basato sul modello delle CSA (Comunità che supportano l’agricoltura).

Si tratta di una cooperativa agricola un po’ speciale dove le risorse, tutte le risorse (costi di installazione, costi per attrezzature, costo del lavoro, costi di gestione) sono fornite da un gruppo di persone, che così facendo hanno diritto a una parte del raccolto consegnata settimanalmente e “prenotano” le loro parti di raccolto versando una somma forfettaria all’inizio della stagione, o in varie rate in scadenze tali da garantire le spese stagionali. La produzione è organizzata sul principio della condivisione collettiva del “rischio di impresa” attraverso il superamento della divisione tra produttore e consumatore, condividendo gli interessi e gli obiettivi.

Conseguentemente ai suoi studi e alla sua specializzazione l’architetto Giannini promuove una tecnica agronomica definita “agricoltura senza chimica di sintesi”: non viene utilizzato alcun prodotto fabbricato con metodi di sintesi chimica dall’uomo: né pesticidi, né fertilizzanti chimici e nemmeno gli organici industriali sostitutivi (guano, sangue, scarti di macellazione), ma solamente organico di prossimità come ammendanti compostati (misto e verde), letame paglioso e pollina.

La coltivazione è tassativamente “a mano”, cioè, ad eccezione della preparazione iniziale del terreno, nel corso della gestione della produzione non vengono utilizzati né trattori né motocoltivatori.

Secondo Pietro la strategia vincente per la produzione di ortaggi si basa su questi principi:

  • coltivazione di una piccola superficie ben organizzata, parcelle e bancali di coltura identici, sistema di irrigazione fisso e programmabile.
  • utilizzo esclusivo di attrezzi a mano e di difesa meccanica (teli, reti) contro insetti e parassiti.
  • coinvolgimento di manodopera non specializzata per eliminare i costi di gestione legati alla meccanizzazione.
  • rotazioni rapide e continue di colture per un’ottimizzazione totale dello spazio a disposizione.

 

L’Orto Mangione è un progetto innovativo in quanto promuove:

– la sovranità alimentare cioè il diritto delle persone di prendere decisioni a proposito del cibo che mangiano;

– la possibilità di sostenere idealmente, fisicamente e finanziariamente un’alternativa al modello della produzione industriale di cibo che, da un punto di vista agronomico, segua i principi dell’agricoltura biologica;

– la possibilità di scegliere e partecipare attivamente ad un’agricoltura che pone attenzione a quanta energia è necessaria per produrre, in quali condizioni di lavoro e in quale stagione viene prodotto il cibo;

 – la relazione fra chi coltiva e chi mangia, la possibilità di restituire al cibo un valore e non solo un prezzo, di godersi la possibilità di conoscere da vicino chi coltiva ciò che mangiamo, fidarsi di come lavora e avere il piacere di vedere gli ortaggi che crescono, maturano e danno frutti e, all’occorrenza, provare l’impegno fisico nel campo.

Infatti tutti i soci sono invitati a partecipare alle attività in campo, secondo le proprie disponibilità. Pur non essendo obbligatoria, la partecipazione attiva ai lavori in campo è davvero importante per il successo del progetto e ciò che davvero stupisce è come di giorno in giorno il numero di chi vuole partecipare al lavoro nel campo in prima persona aumenti costantemente, con sempre maggiore soddisfazione sia di chi conduce l’Orto, sia di chi ci lavora. Tutto quello che viene raccolto, tutto quello che l’orto è capace di produrre viene suddiviso tra gli aderenti al progetto.

Il piacere della riscoperta dei vecchi sapori dell’Orto è qualcosa che non si può raccontare, ma si deve provare; il divieto assoluto degli additivi chimici e il km 0 fanno davvero la differenza nella qualità dei prodotti. L’arrivo di una parte del raccolto tutte le settimane ha l’effetto terapeutico di:

  • farti mangiare solo verdure di stagione: dobbiamo riflettere sul fatto che se la natura ci offre alcuni prodotti in un preciso momento dell’anno è plausibile siano quelli più opportuni da consumare
  • rifornirti di prodotti a perfetta maturazione, colti in giornata, senza alcun passaggio in frigorifero
  • consegnarti una varietà di prodotti che non sei abituato a consumare motivandoti a riscoprirli perché “la Natura persegue la salute nella massima biodiversità” (L. Fontana)
  • insegnarti a diventare più consapevole di ciò di cui ti nutri, seguendo la produzione, così che la stagionalità riassuma il suo ruolo di regolatore della vita.

L’OrtoMangione ha la vocazione ultima di diventare anche un processo educativo condiviso: educativo verso un’ecologia profonda del sistema in cui viviamo, verso un’educazione alimentare consapevole e verso il vivere insieme lavorando in armonia.

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Written by: Elisabetta Miraldi

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