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IL DIRITTO ALL’ ISTRUZIONE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

by Past President on

Giovedì 11 giugno 2020-h. 19.00

Videocaminetto on line

Relatrice : Prof. Giuditta Matucci

Ricercatrice confermata di Diritto Costituzionale- Dipartimento di Giurisprudenza

Università degli Studi di Pavia

Videoconferenza  dedicata al tema dell’ Istruzione ai tempi del Coronavirus, con particolare attenzione ai minori e ai disagi provocati dal lungo periodo di lockdown con conseguente chiusura delle scuole.Ne abbiamo discusso  con la Prof.ssa Giuditta Matucci, Ricercatrice confermata di Diritto Costituzionale del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pavia.

 

La Prof. Giuditta Matucci consegue nel 2000 la laurea presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano e due anni dopo vince il concorso di dottorato di ricerca in Diritto pubblico, bandito dall’Università degli Studi di Pavia. Nel 2017 è risultata vincitrice del bando Blue Sky Research con il progetto dal titolo: “Education for all and everybody. Oltre l’inclusione scolastica” e nello stesso anno vince il finanziamento per la ricerca di base FFABR.

Nel 2018 frequenta il corso di perfezionamento post-laurea in “Diritti e inclusione delle persone con disabilità in una prospettiva multidisciplinare” presso l’Università degli Studi di Milano e ottiene l’abilitazione scientifica nazionale alla seconda fascia. E’ docente di Diritto Regionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pavia e Coordinatrice della Clinica Legale in Diritti Umani e Inclusione sociale. I prevalenti interessi scientifici di Giuditta Matucci riguardano: a) le fonti del diritto, con particolare attenzione alla successione delle leggi nel tempo e ai principi della certezza giuridica e della tutela dell’affidamento del cittadino; b) l’organizzazione costituzionale, con particolare attenzione alle magistrature speciali; c) i diritti inviolabili dell’uomo e le libertà fondamentali, con particolare riguardo alla posizione dei minori d’età; d) la libertà d’informazione; e) la scuola e l’istruzione.

Ha all’attivo più di 30 pubblicazioni, tra monografie e saggi su riviste scientifiche. Nell’ambito della Clinica legale in diritti umani e inclusione sociale, ha inaugurato quest’anno il ciclo “ Senza barriere. Storie di diritti e inclusione sociale”, un’iniziativa volta a raccogliere video-lezioni e interviste via web, ora pubblicate sul sito : https://sites.google.com/unipv.it/senzabarriere .

Madre di due bambini, uno di 12 e l’altro di 5 anni, è membro di Watinoma, un’associazione che si occupa di portare avanti progetti di sostegno alla salute, all’educazione e all’economia in Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo sito nell’Africa sub-sahariana.

 Più che di minore – ha esordito la Prof. Matucci- si  dovrebbe parlare di “persona con minore età”, in quanto soggetto di diritto al pari dell’adulto, soggetto comunque in via di formazione e per questo, secondo alcuni, in una condizione di maggior debolezza rispetto all’adulto. Ciò non significa però che i diritti dei bambini non debbano essere tutelati, soprattutto nel contesto che stiamo vivendo in questo periodo. Cercando  di capire qual è stato l’impatto del coronavirus sull’istruzione e sul processo di inclusione scolastica è necessario intendere  la scuola  come un organo costituzionale, al pari del governo e del parlamento: questo perchè concorre a formare la futura classe dirigente.

Oggi ci troviamo in una situazione di emergenza sanitaria e le situazioni di emergenza, per loro stessa natura, impongono una sospensione, un ridimensionamento di quelli che sono gli spazi dei diritti costituzionali di tutti. Tra i diritti che sono stati incisi c’è anche il diritto all’istruzione. Tale diritto però non può essere sospeso perchè strettamente funzionale al percorso educativo e di crescita degli studenti. Deve quindi essere assicurato con un’altra modalità, che sia rispettosa della situazione di emergenza; quindi se l’istruzione non può essere svolta nelle quattro mura scolastiche, la soluzione adottata dal nostro ordinamento, come da altri, è stata quella della didattica a distanza. Essa non può consistere però nella mera trasmissione di compiti ed esercitazioni. Occorre immaginare un ambiente di apprendimento all’interno del quale ci sia un’interazione tra docenti e discenti. Per capire se le soluzioni adottate sono state legittime, dobbiamo tornare a ciò che dice la nostra Costituzione, tenendo presente il principio della scuola aperta a tutti, indipendentemente dalle condizioni socio economiche e culturali di partenza, ma aperta anche a coloro che versano in una condizione di disabilità psico-intellettiva o fisica. Purtroppo più della metà delle famiglie ove sia presente un bambino con disabilità denunciano che il proprio figlio o figlia, proprio a partire da questo periodo, ha cominciato a manifestare delle significative regressioni sia sul piano del comportamento che sul piano della sfera cognitiva e questo è chiaramente un grido di allarme, di qualcosa che non funziona nel modello della didattica a distanza. Le ricerche hanno evidenziato il fatto che tale didattica, per bambini che versano in condizioni di particolari fragilità , si stia trasformando in un potenziale fattore di esclusione. I fattori sono molteplici: intanto viene rotta la routine, che è fondamentale per i bambini in generale, c’è poi la mancanza di informazioni ritagliate su misura per i bambini in modo da renderli veramente consapevoli di ciò che sta accadendo in questo frangente e nello stesso tempo di rassicurarli. Tutto ciò è ricaduto sulle famiglie, già sovraccariche tra smart working e lezioni on line dei propri figli, creando delle inevitabili situazioni di stress dove gli equilibri spesso hanno vacillato. Non va poi dimenticato il problema della mancanza di dispositivi, in quanto esistono comunque famiglie che ne sono sprovviste e questo ha reso ancor più complicato lo svolgimento della didattica a distanza.

Finchè rimane la situazione di emergenza, la didattica a distanza, pur con le varie difficoltà che abbiamo detto prima, rimane l’unico modello da seguire, ma laddove ci siano delle serie difficoltà di bambini più fragili a rapportarsi fisicamente con il computer, secondo la professoressa Matucci, si dovrebbe ricorrere a quella che è l’istruzione domiciliare, cosa che il nostro ordinamento già prevede nel caso per esempio di un bambino affetto da grave patologia, accertata dal medico, che non può frequentare la scuola per 30 giorni anche non consecutivi. L’istruzione domiciliare permette e garantisce la continuità nel percorso formativo e didattico e questo vale anche per gli insegnanti di sostegno.

 Tema  sensibile e di interesse, complice la situazione sanitaria che si è creata,-ha concluso la nostra relatrice- che offre  spunti di riflessione circa le caratteristiche fondamentali che la scuola, intesa come formazione sociale, deve possedere : essere democratica, pluralistica , aperta e inclusiva.

Al termine dell’apprezzata relazione, la Prof.ssa Matucci ha fornito un esempio di C.A.A. ( Comunicazione Aumentativa Alternativa)  secondo il Sistema di Comunicazione Alternativa utilizzato nei soggetti con Disturbo dello Spettro Autistico dal titolo GRAZIE DI CUORE.

 

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