Conviviali

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“EUROPA 2019: pro e contro”

by Presidente on

NH Hotel, Giovedì 16 Maggio.

Alla vigilia delle Elezioni Europee 2019, la conviviale del Club ha visto al tavolo della Presidenza due eccellenti relatori: il Socio Renzo Azelio Castelnuovo e il Socio Onorario Giovanni Buccianti, impegnati sull’argomento “Europa 2019: pro e contro”.

Gradito ospite del Club il Dr. Pino Di Blasio, Caporedattore del quotidiano La Nazione di Siena.

Di seguito, in ordine cronologico, gli interventi di Castelnuovo e Buccianti.

Renzo A.Castelnuovo:

Con l’approssimarsi del 26 maggio, giorno delle elezioni per il Parlamento Europeo è stata dedicata una serata alla analisi delle problematiche attuali europee e consentire ai Soci di disporre di aggiornate informazioni e di confrontare le idee in materia, attraverso un dibattito aperto e rispettoso delle varie opinioni.

In effetti, i confronti apparsi recentemente sulla stampa, alla TV e nei media in generale sono apparsi viziati da una certa superficialità ed eccessiva enfasi su aspetti nazionali, ma soprattutto per una impostazione spesso di parte e carica di polemiche ispirate a considerazioni prevalentemente ideologiche.

Viceversa in questa sede si è volutamente scelto di limitarsi ad una introduzione generale del tema, per lasciare ampio spazio a osservazioni e interventi dei Soci, con una impostazione quanto più asettica e neutrale di tipo tecnico-economico, e quindi per offrire una analisi pacata ed oggettiva di alcuni più rilevanti aspetti. Per questo viene fatto ricorso a quella metodologia definita “analisi costi/benefìci” che mette a confronto pro e contro, vantaggi e svantaggi della appartenenza alla Unione Europea, e in particolare alla Eurozona comprendente i Paesi che hanno adottato l’euro come loro moneta comune.

Preliminarmente occorre ripercorre in sintesi il processo di integrazione europea, poiché già nel passato erano emerse alcune di quelle contrapposizioni, a cominciare dallo stesso Parlamento Europeo che nella attuale imminente circostanza offre indubbiamente una grande prova di democrazia con la simultanea partecipazione diretta al voto di quasi quattrocento milioni di cittadini, ma al tempo stesso evidenzia un sistema ancora segmentato in collegi elettorali separati dove competono candidati nazionali in rappresentanza di partiti politici anch’essi nazionali (oltre al fatto che lo stesso Parlamento ha due sedi, a Bruxelles e a Strasburgo, con conseguenti notevoli costi e inefficienze).

La moderna idea di Europa nacque dalla intuizione di tre italiani (Spinelli, Rossi e Colorni) che durante il loro “confino forzato” a Ventotene, ispirandosi ad una idea originaria di Einaudi, proposero la unificazione della Europa come risposta e soluzione definitiva alle guerre che per secoli l’avevano insanguinata. Ma l’attuazione pratica del progetto si deve in particolare al pragmatismo di leaders politici, quali De Gasperi, Adenauer, Schumann, che adottarono un approccio fatto di “piccoli passi”, a cominciare dal settore della economia che più facilmente poteva conciliare esigenze e vedute dei vari Paesi, altrimenti gelosi della loro autonomia e indipendenza e quindi riluttanti a cedere parti della loro sovranità a istituzioni sopranazionali. L’Atto fondativo della UE fu il Trattato di Roma stipulato nel 1957 dai sei Paesi fondatori, tra cui l’Italia, con cui vennero creati gli Organi comunitari e dato inizio ad un mercato comune. Successiva tappa fondamentale fu il Trattato di Maastricht del 1993 per la realizzazione – completata nel 1999 – dell’euro come moneta comune per i Paesi Membri, divenuti nel frattempo 19 (28 quelli della più ampia Unione Europea). Altro evento che stimolò innovazioni sia operative che istituzionali fu la grave crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008 che indusse ad una più stretta cooperazione tra Paesi Membri, anche tramite regole più rigide sui comportamenti nazionali, soprattutto nel comparto della finanza pubblica sottoposta a vincoli in termini sia di deficit che di debito. Queste ultime innovazioni sono in gran parte l’origine di critiche e malcontento delle opinioni pubbliche di vari Paesi, sfociate recentemente anche nel successo di movimenti e partiti politici euroscettici che hanno enfatizzato le criticità del processo europeo.

Per una esposizione quanto più obiettiva del dibattito in corso, sono stati esposti – in un raffronto tra vantaggi e svantaggi – alcuni aspetti innovativi delle principali caratteristiche della Europa attuale.

Aspetti positivi/vantaggi:

condizioni di pace duratura;

stabilità politica, economica e finanziaria;

eliminazione di costi delle transazioni monetarie;

maggiore concorrenza (benefici consumatori e welfare) e trasparenza prezzi e costi;

mercati più ampi per le imprese e per scelte di investimento del risparmio;

migliori e maggiori scelte di investimento dei risparmi;

ruolo internazionale dell’euro

eliminazione del rischio di cambio nelle transazioni intercomunitarie;

Aspetti negativi/svantaggi:

unione economica ma non unità politica;

asimmetria tra politica monetaria (unica) e altre politiche economiche (solo nazionali);

integrazione economica incompleta (es. fisco e sistemi legali), causa di squilibri macroeconomici;

perdita politica monetaria indipendente;

perdita politica dei cambi indipendente (non più svalutazioni per stimolare la crescita);

non piena mobilità di fattori produttivi (lavoro, professioni);

bilancio comunitario di dimensioni molto limitate;

la burocrazia di Bruxelles;

recenti dubbi su sostenibilità del debito pubblico sovrano e rischi default;

eccessiva enfasi su politiche di austerità, rispetto a stimoli alla crescita;

deficit democratico” delle istituzioni comunitarie;

allargamento della UE a Paesi non omogenei;

diverse preferenze e sensibilità verso la inflazione

Giovanni Buccianti ha esordito dicendo di essere molto critico verso questa Europa. “Non confondetemi, però – ha detto Buccianti – con i tanti critici dell’Europa che ci sono oggi, perché fin dal 1996 manifestavo in un mio libro i miei forti dubbi”.

L’oratore ha ricordato come l’unità dell’Europa fosse una condizione imposta dagli USA, aggiungendo che, già dopo il primo conflitto mondiale, molti fra politici, intellettuali, docenti universitari, industriali si chiedevano come si sarebbe potuto evitare il ripetersi di tragici eventi come la guerra. In Italia, Giovanni Agnelli e un professore del Politecnico di Torino, Attilio Cabiati, scrissero un libro – Federazione europea o Lega della Nazioni? in cui veniva messa sul banco degli imputati la nazione. Occorreva un’Europa federale, sola via possibile da seguire, cioè una Federazione di Stati europei sotto un potere centrale che li governasse. Qualsiasi altra soluzione, scrissero Agnelli e Cabiati, era solo “erba trastulla”.

Ripercorrendo l’iter del pensiero europeo fino ad arrivare ad oggi, Buccianti ha sottolineato: “Tutti i giorni ci confrontiamo con l’inadeguatezza di questa Europa, dinanzi ai grandi eventi che scuotono il mondo e per i quali non si può più parlare di crisi, ma di cambiamento”.

Moltissimi i riferimenti storici elencati dal relatore, che si è soffermato su molti aspetti negativi quali, la mancanza di una valida politica di difesa comune dell’Europa, le non risposte alla grave crisi economica del 2008, l’assenza di una politica europea di fronte alla tragedia delle migrazioni.

Il nostro Socio Onorario ha anche citato, ad esempio, come molti analisti avessero denunciato, allorquando l’Europa si spinse verso aree a lei non congeniali (Finlandia, Lettonia, Estonia, Lituania, ecc.) i rischi che un’Europa allargata, dalla chiara configurazione baltica, diventasse un fattore di squilibrio.

Non poteva mancare il riferimento all’Italia, sottolineando come il nostro Paese sia rimasto spesso fortemente deluso, nonostante abbia dato molto all’Europa.

Dopo la relazione del Prof. Buccianti, è stata la volta del Dr. Pino Di Blasio, caporedattore de La Nazione, che ha impreziosito la serata con un intervento molto apprezzato, mediando tra le differenti vedute emerse durante gli interventi dei due Soci. Il Dr. Di Blasio si è rivolto in particolare ai giovani del Rotaract presenti, prospettandoli un possibile orizzonte più roseo riguardo al futuro della “loro” Europa. Al termine dei tre autorevoli contributi, i numerosi partecipanti alla Conviviale hanno posto molte domande ai relatori, consentendo loro di approfondire i vari aspetti dell’argomento proposto dal Presidente.

 

 

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La Stazione Spaziale Internazionale

by Presidente on

IN ORBITA, CON IL ROTARY SIENA!

Giovedì 2 Maggio, presso l’Hotel Garden si è svolta l’interessantissima Conviviale che ha avuto come relatore la Dr.ssa Francesca Castagna, sorella della nostra Socia Maria Grazia.

La Dr.ssa Castagna da circa 12 anni lavora per conto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sul progetto “Stazione Spaziale Internazionale”, presso il Centro Aerospaziale di Monaco di Baviera. Per diversi anni ha fatto parte del Flight Control Team (gruppo controllori di volo) nella sezione che ha la responsabilità di pianificare le attività da svolgere a bordo, nel corso delle missioni degli astronauti. Da qualche anno nel team di Mission Management (gruppo gestione missione), con il ruolo di Increment Engineer (ingegnere di missione). L’intero gruppo di lavoro ha la responsabilità di coordinare tutti gli aspetti che concernono la preparazione e l`implementazione delle missioni spaziali a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, secondo gli obiettivi e negli interessi dell’Agenzia Spaziale Europea. Il tutto si svolge in collaborazione con le rispettive controparti degli altri partners che partecipano a questo programma (NASA, Agenzia Spaziale Russa, Canadese e Giapponese).

La lunghezza e la larghezza della Stazione Spaziale Internazionale sono sovrapponibili a quelle di un campo di calcio, la sua massa è di circa 420 tonnellate. Ci sono voluti circa 20 anni per i lanci e l’assemblaggio dei vari componenti che hanno poi costituito la stazione, a partire dal 1998. La NASA ha commissionato all’industria italiana la realizzazione di vari segmenti della Stazione Spaziale, tra cui la famosa “cupola”, che serve da osservatorio.

Il modulo rappresentativo dell’Agenzia Spaziale Europea è il “Columbus”, dove si svolgono ricerche scientifiche nell’ambito di varie discipline. Si studiano ad esempio gli effetti della lunga permanenza nello spazio sullo stato psico-fisico degli astronauti e nello stesso tempo si analizzano e si progettano le tecnologie necessarie per la esplorazione e la colonizzazione degli altri pianeti. Gli studiosi possono valutare molti dei fenomeni che avvengono sulla Terra e confrontarli con quanto avviene in assenza di gravità. La stazione costituisce inoltre un osservatorio privilegiato dei mutamenti climatici e dei disastri naturali sul nostro pianeta.

Francesca Castagna ha successivamente raccontato quali sono le mansioni dei controllori di volo, animati da un motto molto esplicativo: “Fallire non è un opzione”! Per renderci più chiaro il concetto, abbiamo assistito ad una scena del famoso film “Apollo 13”, resa poi famosa dall’espressione “Houston, abbiamo un problema!”.

Proseguendo, non sono mancate immagini e descrizioni della vita degli astronauti all’interno della Stazione Spaziale, dove vi trascorrono 6 mesi, rimanendo in costante contatto con le basi a Terra.

La presentazione, magistralmente offerta attraverso slide e filmati, ha reso particolarmente accattivante l’argomento e tante sono state le domande nella seconda parte della serata, da parte dei Soci presenti.

La Dr.ssa Castagna, presente con la figlia Alissa, ha poi ringraziato moltissimo per l’ospitalità e l’accoglienza ricevuta da parte del Club.

“ MOMENTI FILU’ ”

Giovedì 4 Aprile, presso l’NH Hotel, si è tenuta la conviviale in cui i Soci e i loro graditi ospiti hanno potuto assistere allo spettacolo “Momenti Filù”, eseguito dal poeta graficomico Alessandro Valenti, in arte ALVALENTI.

Il relatore, prima di iniziare lo spettacolo, si è presentato al Club con una breve biografia: nasce in Sardegna e, per motivi di lavoro del padre, all’età di otto anni si trasferisce con la famiglia a Siena, dove conosce il suo maestro ispiratore, Bruno Tanganelli detto “Tambus”, che lo introduce nel mondo del teatro popolare. Successivamente comincia ad affinare la sua innata indole di umorista grafico. Inventa la “vignetta crittografica”, un divertente metodo di improvvisazione grafica che trasforma in pochi minuti una qualsiasi firma, segno o parola in una vignetta. Si esibisce in vari teatri e partecipa a numerose mostre e trasmissioni televisive, tra le quali una delle più note è Zelig, condotta da Claudio Bisio. Coadiuvato dalla moglie, l’attrice Eliana Esposito, Alvalenti porta il suo nuovo spettacolo grafico teatrale, “Momenti Filù”, in Francia, in Italia e a Malta, dove risiede. Autore del famoso poster satirico “la città magica”, un omaggio a Siena e alle contrade, ha un suo laboratorio cittadino in Via di Beccheria.

Durante la nostra conviviale, l’eclettico relatore ha eseguito alcune performance, regalandoci, in un crescendo di emozioni, una esibizione originale e coinvolgente.

Al ritmo della musica, Alvalenti ha disegnato, talvolta anche in simultanea “a due mani”, i suoi personaggi, le invenzioni grafiche e le vignette estemporanee, nate dalle firme dei Soci chiamati sul palco e dagli input forniti dai presenti, su di una lavagna a rullo di carta, posta al centro del palco,

Un momento particolarmente divertente è stato quello della “lettura del pensiero”, con cui Alvalenti, mediante l’ausilio di un casco “speciale” (in realtà una parrucca!), ha dichiarato di poter leggere la mente di un Socio e di disegnare ciò che quest’ultimo stava effettivamente pensando. Uno spettacolo da “mentalista”, che ha suscitato l’ilarità dei presenti.

Si sono quindi susseguite “vignette crittografiche” personalizzate, ispirate anche alle contrade di appartenenza dei Soci che, su invito dell’artista, sono saliti sul palco.

Durante lo show non potevano mancare le caricature, argute e somiglianti, una delle quali ha avuto come protagonista il Presidente: partendo dalla parola “Rotary”, Alvalenti ha creato una caricatura del sottoscritto con tanto di campana, martelletto e collare!

Al termine dell’esibizione, il relatore ha regalato le varie vignette ai Soci protagonisti e si è congedato, insieme alla moglie Eliana, non senza aver ricevuto in ricordo il Sanesino ed il guidoncino del Club.

Giovedì 21 Marzo si è tenuta al NH Hotel una conviviale densa di avvenimenti, che ha visto la partecipazione di numerosi soci e loro graditi ospiti.

L’argomento principe della serata è stata la relazione su “Il Sovrano Militare Ordine di Malta, ieri e oggi”, presentata dal Prof. Folco Giusti, Professore Ordinario di Zoologia presso il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena e grandissimo esperto di Malacologia, la branca della zoologia che studia i molluschi e le conchiglie.

Il Prof. Giusti si è però presentato al Club in veste di Responsabile della Delegazione di Siena e Consigliere della Delegazione di Firenze del Sovrano Militare Ordine di Malta, con il grado di Cavaliere di Onore e Devozione in Obbedienza.

Il nostro Socio Alessandro Tamagnini, che ha il grado di Cavaliere di Grazia Magistrale, ha fatto da tramite e da coordinatore per la serata.

L’illustre relatore, con il supporto di una serie di diapositive, ci ha condotto in un viaggio nel tempo, ricostruendo la storia dell’Ordine Cavalleresco di Malta, a partire dall’XI secolo, quando i Cavalieri, all’epoca conosciuti come ‘Cavalieri Ospitalieri dell’Ordine di San Giovanni’, fondano un ospedale a Gerusalemme per assistere i pellegrini di qualsiasi religione e razza. L’opera degli Ospitalieri diventa sempre più importante e nel 1113 il Vaticano, con Papa Pasquale II, riconosce ufficialmente la comunità monastica come ordine religioso laicale, completamente indipendente dallo Stato della Chiesa e libero di agire. Dal 1136 il Papa autorizza i Cavalieri a combattere per difendere la Terra Santa. Dopo la caduta di Gerusalemme nel 1291, l’Ordine si trasferisce dapprima a Cipro, quindi a Rodi e successivamente a Malta, dove avrà la propria sede dal 1530 al 1798 quando, per osservanza della regola che impedisce di combattere contro altri cristiani, abbandona l’isola nelle mani di Napoleone Bonaparte. I Cavalieri di Malta giungeranno definitivamente a Roma nel 1834, dove tutt’ora risiedono nel Palazzo Magistrale in Via Condotti e nella Villa Magistrale sull’Aventino, operando come un piccolo stato sovrano in Italia.

I Cavalieri e le Dame dell’Ordine di Malta rimangono ancora oggi fedeli ai loro principi ispiratori, riassunti nel motto “Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum”: difesa della fede e servizio ai poveri. Devono perciò osservare una condotta esemplare, seguendo gli insegnamenti e i precetti della Chiesa cattolica. Un impegno che si traduce in realtà in 120 paesi del mondo attraverso i progetti umanitari e di assistenza sociale. L’Ordine ha una rappresentanza ufficiale presso la sede dell’ONU, operando con una fitta attività diplomatica e svolgendo compiti nelle trattative di pace e nelle missioni umanitarie; ha relazioni strette con la Santa Sede e osserva la regola del rispetto al Papa.

Attualmente l’Associazione Cavalieri Italiani dell’Ordine (ACISMOM) gestisce l’Ospedale di S. Giovanni Battista di Roma e altri centri e poliambulatori medici in Italia.

Il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM) ha compiti di protezione civile, assistenza nelle calamità, accoglienza ai migranti. Il nostro Alessandro Tamagnini è responsabile della sezione CISOM di Siena, che dà supporto alle comunità che accolgono ed aiutano gli anziani, come ad esempio il Campansi, e contribuisce all’assistenza dei bisognosi.

A Siena le tracce storiche del Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri di Malta si trovano dapprima nella chiesa di San Leonardo, in via Val di Montone, e successivamente nella chiesa di San Pietro alla Magione, in via Camollia, che ancora oggi continua ad essere luogo di riunione e celebrazione della sezione senese.

Prima dell’inizio della cena, il Presidente ha ricordato il significato particolare della serata, essendo la conviviale in cui i Soci ed i loro ospiti hanno degustato gli “spaghetti del Tota”.

Il carissimo e compianto Socio Prof. Giovanni Tota, Presidente del Club nell’annata rotariana 1996-97, ogni anno aveva la consuetudine di portare, direttamente dalla Puglia, gli spaghetti artigianali e di offrirli ai Soci del club. Andrea

Tiribocchi ha sottolineato l’importanza della tradizione, che deve continuare ad esistere, perché fa parte della nostra memoria e, in questo caso, contribuisce a rinnovare il senso di appartenenza alla grande famiglia rotariana. Con grande affetto quindi, ogni anno, il Club ricorda Giovanni proponendo la degustazione degli “spaghetti del Tota” che, con tanto amore e simpatia, sua moglie, la carissima Ottavia, ci offre e ci fa arrivare sulla tavola.

Durante il corso della serata è avvenuta inoltre la nomina di un nuovo e prestigioso Socio Onorario del Rotary Siena, Sua Eccellenza il Prefetto di Siena, Dr. Armando Gradone, che è stato presentato al Club dal nostro socio Olindo Schettino, con una descrizione in cui, oltre all’eccellente curriculum professionale, sono state evidenziate le doti umane e le caratteristiche personali del nostro nuovo Socio Onorario.

La serata ha avuto termine con la consueta consegna al Relatore del “Sanesino” d’argento e del guidoncino del Club in ricordo dell’evento.

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Incontro con il Generale Giuseppe Cucchi

by Presidente on

“Andiamo verso il secolo giallo? La inarrestabile crescita della Cina”

Conviviale di grande interesse quella svoltasi il 7 marzo presso l’Hotel Garden. Ospite della serata, il Generale Prof. Giuseppe Cucchi, uno dei più illustri analisti delle vicende internazionali.

Per anni direttore del Ce.Mi.S.S. (Centro Militare di Studi Strategici) nonché capo dell’ufficio politico-militare del Ministro della Difesa Arturo Parisi e consigliere militare dei primi ministri Prodi e D’Alema, coordinatore della preparazione dell’Italia contro grandi attentati nel Dipartimento della Protezione Civile e coordinatore dei servizi segreti italiani, Cucchi ha cominciato dicendo di sentirsi molto legato alla nostra città, essendo stato per anni professore all’Università di Siena presso la facoltà di Scienze Politiche.

Il tema della serata era la Cina e la sua inarrestabile crescita. Il relatore ha iniziato ponendo l’accento sul cambiamento del quadro internazionale dopo la fine del bipolarismo caratterizzante il periodo della guerra fredda. Ben sapendo che geograficamente l’Asia si estende dal Mediterraneo e dal Mar Rosso fino al Pacifico, abbracciando 2/3 del continente eurasiatico, molti Paesi e quasi 5 miliardi di persone, tra cui circa 1,5 miliardi nella sola Cina, Cucchi è partito dall’anno 2017 ricordando come, durante quell’anno, 68 Paesi comprendenti i 2/3 della popolazione mondiale e la metà del PIL del mondo, si riunirono a Pechino per il primo vertice della Belt and Road Initiative. I leader asiatici, europei e africani vararono allora il più grande piano coordinato di investimenti infrastrutturali della storia umana. Un piano gigantesco per collegare varie parti del mondo in un quadro di interscambi commerciali: si trattava della Via della Seta, cioè del progetto più grande del XXI secolo, analogo per importanza alle grandi istituzioni quali ONU, il Piano Marshall del XX secolo, eccetera. Un progetto, quello della Via della Seta, ideato, realizzato in Asia e guidato da asiatici.

Numerosi sono stati i riferimenti storici fatti dall’illustre oratore per descrivere il percorso compiuto dalla Cina negli ultimi anni e avviato dalle decisioni assunte da quel grande leader che fu Deng Xiao Ping. Il Generale ha spiegato come Pechino si sia già garantita dei punti di appoggio in Europa, tra cui il porto del Pireo in Grecia, e non ha mancato di mettere in evidenza che anche l’Italia si troverà a compiere una difficile scelta: mantenere il rapporto atlantico con gli USA o propendere per la Cina.

Al termine della sua brillante relazione, il Generale Cucchi ha ricevuto un lungo applauso.

Approfittando delle sue grandi conoscenze e della non comune padronanza di tutti gli argomenti, i Soci hanno rivolto all’ospite molte domande, che non si sono limitate al solo tema della serata, ma hanno toccato vari argomenti: dalla Brexit alle minacce del dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un, dalle tormentate vicende europee alla mancanza di autentici leader capaci di gestire gli affari internazionali.

In conclusione, una splendida serata, per la legittima soddisfazione del Presidente Andrea Tiribocchi e dei numerosi Soci.

 

                                                                                                       Giovanni Buccianti

 

 

 

 

Venerdì 22 Febbraio il Rotary e il Rotaract Siena si sono dati appuntamento nella tradizionale Conviviale di Interclub.

Nella elegante cornice dell’Hotel Garden, la serata, che è stata aperta dai saluti dei due Presidenti, Andrea Tiribocchi per il Rotary ed Eugenio Maria Mazzi per il Rotaract, ha avuto un relatore d’eccezione: il Dr. Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera.

Prendendo spunto dalla tematica affrontata nel suo libro Un paese senza leader” (Ediz. Longanesi, 2018) e quindi dalla storia della politica italiana degli ultimi 25 anni fino alla situazione attuale del nostro Paese, il Direttore ha delineato, in modo puntuale e con una esemplare lucidità descrittiva e analitica, l’affresco di ciò che la “leadership” è diventata.

Fontana ha esordito dicendo che il 4 Marzo 2018 ha rappresentato una data di totale cambiamento, un mutamento senza precedenti nello scenario politico italiano, con una rottura radicale rispetto al passato. In questi nuovi orizzonti, anche il concetto di leadership ha subito e continua a subire profonde trasformazioni: i nuovi leader si pongono infatti come cittadini comuni, ribaltando un po’ la classica figura del leader come colui che viene scelto perché, in qualche modo, capace più di altri di trovare risposte a determinate problematiche. La vita politica viene sempre più spesso vissuta anche attraverso il mondo dei “social-media”. Le nuove forze politiche, rispetto al passato, utilizzano e sfruttano le più recenti tecnologie e gli strumenti di comunicazione soprattutto per allargare i propri consensi.

L’illustre relatore ha quindi analizzato il concetto di leadership nel senso più ampio del termine, puntualizzando alcuni aspetti: un leader non deve solo conquistare consensi ma deve condividere con gli elettori il proprio programma, avere capacità di realizzarlo e trasmettere la propria visione del futuro attraverso una comunicazione semplice, che attragga e indirizzi le persone, facendo loro capire e sentire che il progetto proposto è in realtà anche il loro.

Tra gli ospiti del Rotary era presente il Dr. Emilio Giannelli, in arte EMGIA, che da moltissimi anni collabora con il Corriere della Sera, realizzando le sue famose vignette. Nella copertina del libro, Giannelli ha rappresentato l’Italia con l’immagine della classe politica dentro una carrozza trainata da cavalli che si arrestano sull’orlo di un precipizio. Ebbene, nonostante questa rappresentazione drammatica, il Dr. Fontana ha espresso forte fiducia, ribadendo che il nostro Paese è in possesso di tutte le potenzialità, le energie e le capacità tali da renderlo in grado di scongiurare la caduta nel burrone. Il relatore vede un’Italia che può continuare ad essere un paese vitale e importante nello scenario mondiale. Per fare questo è necessario che la politica recuperi la sua vera dimensione, quella costituita dalle associazioni, dalle persone che si interfacciano fisicamente tra loro e non attraverso i “social” e i “like”.

Tra i concetti sottolineati dal Direttore, molto importante il fatto che tutti noi dovremmo concepire lo Stato, tutto ciò che è “pubblico”, come una cosa nostra, da curare e mantenere, e non una terra di nessuno.

Numerose pertanto le tematiche affrontate, così come numerosi sono stati gli interventi dei presenti, che hanno spaziato da domande relative ai temi affrontati nel libro, quali la leadership, alla libertà di stampa e a curiosità, quali ad esempio cosa vuol dire essere leader di un giornale di grande importanza nazionale quale il Corriere della Sera. La serata, che ha visto una sala gremita e il vivo interesse dei partecipanti, ha rappresentato quindi una significativa occasione non solo di “informazione” ma anche di “formazione”, rivolta in particolare ai giovani del Rotaract. A loro è stato rivolto, dal Dr. Fontana, un messaggio chiaro e fondamentale: rinunciare all’idea che l’”incompetenza” sia un valore, ma invece recuperare la “competenza” attraverso il sudore, l’impegno, lo studio. Solo così si possono acquisire doti di leadership.

Il tratto imparziale, preciso ed esaustivo del Direttore del Corriere della Sera ha reso particolarmente interessante la sua relazione ed altrettanto soddisfacenti le sue risposte alle numerose domande, decretando il successo e l’alto gradimento della conviviale tra i Soci Rotariani, Rotaractiani e tra i numerosi ospiti convenuti.

Durante la cena il Presidente del Rotaract, Eugenio Maria Mazzi, ha ringraziato la Dr. ssa Elena Lapadula di Confcommercio di Siena per il supporto logistico che ha consentito la realizzazione dell’asta di vini pregiati nell’ambito della IV edizione di Wine&Siena, il cui ricavato è stato devoluto all’Associazione Autismo “Piccolo Principe” Onlus.

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Conviviale con il Prof. Duccio Balestracci

by Presidente on

Conviviale di Giovedì 7 Febbraio

“GIOCHI DI PIAZZA. GIOSTRE, BATTAGLIOLE E PALII NELL’ITALIA FRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO”

 

Duccio Balestracci (classe 1949) è professore ordinario di Storia medievale presso il dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena dove insegna Storia Medievale, Civiltà Medievali, Storia della Protoglobalizzazione. Con i suoi studi ha analizzato temi di storia della città, delle sue istituzioni (Il potere e la parola, Protagon, Siena-Firenze 2011), dell’utilizzo e del governo delle acque in età preindustriale, delle rappresentazioni mentali. Ha studiato la costruzione dell’identità europea in età medievale (Ai confini dell’Europa medievale, Bruno Mondadori, Milano 2008) e nazionale nell’Italia dell’Ottocento (Medioevo e Risorgimento. L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento, il Mulino, Bologna 2015). Ha lavorato sulla storia delle classi subalterne, dell’alfabetizzazione (Cilastro che sapeva leggere, Pacini, Pisa 2004), della guerra (Le armi, i cavalli, l’oro, Laterza, Roma-Bari, 2009), del confronto fra culture (Terre ignote strana gente, Laterza, Roma-Bari 2008), della festa (La festa in armi. Giostre, tornei e giochi del Medioevo, Laterza, Roma-Bari 2001).

Tra i principali ambiti di ricerca di Balestracci sono i confronti fra culture, le rappresentazioni mentali all’interno delle civiltà medievali e l’”uso” del Medioevo in contesti moderni. I suoi più recenti progetti di ricerca – e Balestracci ne ha data una dimostrazione proprio nella conviviale del 7 febbraio – comprendono proprio l’”uso” della storia medievale nella costruzione dell’identità unitaria italiana.

Le città italiane, fra Medioevo ed età moderna, presentavano un colorito e variegato panorama di feste di piazza, in parte derivanti dagli esercizi militari degli eserciti comunali (poi trasformatisi in giochi), in parte frutto dell’ostentazione militare-cavalleresca degli aristocratici, in parte espressione del gusto per il gioco di affrontamento, che – come ben hanno chiarito gli antropologi – si esprimeva in una rivalità rituale e simbolica, ad esito della quale non c’erano il rancore e l’inimicizia, ma, al contrario, la riaffermazione del rapporto di gruppo e del senso di identità. Quando lo scrittore senese quattrocentesco che va sotto il nome (inventato) di Gentile Sermini, a conclusione del suo racconto di un “gioco delle pugna” nella Siena del primo ‘400, ricorda che quelli che sembrano nemici giurati, mentre si affrontano, in realtà nella vita sono e rimangono “fratelli ed amici”, sintetizza nel modo più autentico la sostanza di queste feste e di questi giochi, che, sotto l’ aspetto della ruvida violenza, esprimono contenuti di solidarietà e di identità.

Coloro che ai giorni nostri (e sono in tanti) intendono riproporre queste attività che oggi definiremmo ludiche – ha avvertito l’oratore – dovrebbero conoscere bene ciò che avveniva nei secoli in questione, sia per riproporre, per quanto oggi possibile in modo credibile, le vicende di allora, sia per evitare di organizzare o partecipare ad eventi che sono, dal punto di vista rievocativo, non fondati su evidenze storiche.

In passato, ogni torneo e ogni giostra rappresentavano la valvola di sfogo per una gioventù turbolenta, pericolosamente armata fino ai denti, spesso vogliosa di mettere in mostra la propria grandezza familiare e che, quando non aveva una guerra vera da combattere, doveva pur dar prova della sola cosa che sapeva fare: menare le mani. Il torneo, le pugna, le sassaiole, insomma tutte le tante forme di gioco di affrontamento, erano una vera e propria scuola di guerra, utilissima per sperimentare nuove tecniche di combattimento e nuove tattiche. Lo era anche il nostro Palio, parente stretto delle giostre più antiche.

Nel complesso di feste che caratterizzava la vita delle città medievali, nell’area centro-settentrionale il Palio costituiva un appuntamento classico che coinvolgeva tutta la popolazione. Il Palio si correva ovunque, nelle grandi comunità come nelle terre più piccole, e i motivi per organizzare una corsa di cavalli (ma anche di asini o di bufale) potevano essere i più disparati: la festa del santo patrono della città o di una corporazione; le feste del Carnevale; un avvenimento che segnava la vita della collettività e che si voleva perpetuare nella memoria. Dal punto di vista quantitativo, la motivazione principale per la corsa del Palio era quella legata ad una festività santorale. Ma ai motivi religiosi si affiancavano non di rado anche quelli civici o esplicitamente politici. Palcoscenici, nel medioevo, erano la strada e la piazza. Palcoscenici su cui andavano in scena, continuativamente lungo l’arco dell’anno, rappresentazioni, feste, tornei, cortei e processioni.

Curioso, coinvolgente e informatissimo, Balestracci ha affascinato i Rotariani presenti al Garden, dipingendo diversi scenari medievali: il tumulto delle armature, i cavalieri che entrano nel campo, le corse di cavalli, le tauromachie, le pugna, le battagliole, le sassate, le gare come la “quintana”, descrivendo i segreti delle “feste in armi” del Medioevo e suscitando riflessioni negli ascoltatori.

L’oratore ha accennato a tante giostre tratteggiando un panorama che copriva tutta l’Italia e che faceva di questi giochi una cifra dell’identità nazionale, con caratteristiche articolate, ma con una “geografia” della feste e del gioco che andava dalla Sicilia all’Italia settentrionale. Attraverso la descrizione di giostre urbane, di giochi di affrontamento, di battagliole (alcune anche pericolosissime come le sassate a Perugia contro le quali si sgolavano inutilmente predicatori, ecclesiastici e santi), di corse di cavalli (il palio, che – come si è detto – esisteva in tutte le città) e di gare podistiche (alcune anche inconsuete: di prostitute o di servi, ma tutte improntate con l’obbiettivo di una riconciliazione sociale – per un giorno almeno – nell’ambito della festa), Balestracci ha presentato un quadro generale che poi sarà assunto come cifra identitaria dell’Italia unificata di fresco a metà dell’Ottocento, quando vi fu bisogno di inventare i tessuti connettivi che potevano fare da denominatori comuni per un Paese che, di identità, ne aveva avute, fino a quel momento, tante e tutte diverse l’una dall’altra. La festa medievale, da quel momento in poi – ha affermato Balestracci –, entrò, si può dire, a far parte del pantheon dei soggetti che hanno fatto l’Italia.

Al termine della vivace relazione non sono mancati gli applausi, segno che i grandi spettacoli medievali per noi Senesi rappresentano un mondo veramente affascinante, specialmente se fatto di cavalieri, di sfide, di Contrade e di cavalli.

                                        

 

 

 

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Gli Auguri del Presidente

by Presidente on

Buonasera, rivolgo il saluto mio personale e di tutto il Rotary Club Siena alle Autorità civili e militari della città, alle Autorità Rotariane, ai Presidenti dei Rotary Club e degli altri Club service, a tutti voi amici Rotariani e Rotaractiani, ai graditi ospiti che onorano questa serata con la loro presenza.

La conviviale degli auguri natalizi, nel calendario Rotariano, rappresenta, in termini velistici, il “giro di boa”, il punto in cui la nostra ruota ha compiuto metà della sua rotazione.

In questo momento la vostra attenzione, i vostri sguardi non sono puntati su Andrea Tiribocchi, ma su ciò che la mia figura ed il collare che indosso rappresentano. Per questo stasera mi fa piacere rendervi partecipi di alcune pillole di emozioni, sensazioni e riflessioni che sono il frutto di questo primo periodo di attività rotariana.

Una mia riflessione scaturisce da una frase di Paul Harris, l’avvocato americano che nel 1905, a Chicago, insieme ad altri tre suoi amici professionisti e imprenditori, fondò il Rotary.

Paul Harris scandisce in modo chirurgico qual’è la nostra missione, dicendo: Il Rotary non deve fare beneficenza, ma deve rimuovere le cause che rendono necessaria la beneficenza”. La lungimiranza del nostro fondatore è tale che questa affermazione può essere calzante ed estesa anche agli altri Club Service, qui stasera ampiamente rappresentati.

Per rimuovere le cause che rendono necessaria la beneficenza dobbiamo AGIRE!

Per agire, il Rotary ha sicuramente i mezzi; basti pensare alle risorse della Fondazione Rotary, che provengono dai Club di tutto il mondo e le potenzialità umane, queste rappresentate dalle professionalità e dalle competenze di ogni singolo rotariano. Ma l’ingrediente fondamentale, indispensabile per agire, è difficile da trovare, non esistono negozi dove comprarlo……… IL TEMPO! E’ questo il bene prezioso che ci vuole per svolgere la nostra missione: per SERVIRE, fare “service” al di sopra di ogni interesse personale, come recita il motto del Rotary International, “service above self”.

Il tempo è tiranno, ma lo possiamo assoggettare se con il nostro entusiasmo, con la voglia di fare, troviamo quei momenti, quei dieci minuti o quelle ore da dedicare agli altri, a coloro che hanno bisogno di noi. Basta volerlo!

Per questo, ringrazio di cuore i membri del Consiglio, delle Commissioni ed i Soci che fino ad ora hanno trovato il tempo per dedicarsi al Rotary, per fare Rotary! Li ringrazio per la collaborazione, la disponibilità, l’amicizia e la generosità fin qui dimostrata, per le loro critiche ed i loro consigli: tutto ciò, per un Presidente di Club, è fondamentale per continuare ad agire in linea con i nostri principi.

Desidero rivolgere un particolare saluto ai nostri ragazzi del Rotaract Siena: anch’essi cercano di assoggettare il tempo con l’entusiasmo e l’energia con cui affrontano i service e organizzano le attività di Club. Nell’anno in corso hanno festeggiato il 50° anno di attività! Io ho raccolto il testimone di un ottimo rapporto già instaurato, che si va consolidando nella sintonia e nella collaborazione con l’attuale Presidente Eugenio Mazzi, il che ci ha portato a condividere anche un service nell’ambito della manifestazione “Wine and Siena” del prossimo Gennaio 2019.

Una mia sensazione: Be the inspiration”, “Siate di ispirazione”: il motto del Rotary International scelto per quest’anno dal Presidente Internazionale Barry Rassin.

La mia sensazione è che questa frase descriva perfettamente quello che le persone comuni sono chiamate a fare nella vita, nella quotidianità.

Attraverso le nostre azioni rotariane, i nostri service, possiamo e dobbiamo ispirare i nostri figli, i nostri consorti, i nostri amici, tutte le persone con cui interagiamo.

Se siamo di ispirazione, possiamo ottenere risultati straordinari nelle comunità. Pensate appunto all’eccellente risultato che il Rotary ha ottenuto in 30 anni nella lotta per eradicare la poliomielite dal mondo. Ma questo “essere di ispirazione” dovremmo estenderlo, ogni giorno, a tutte le azioni che svolgiamo, a tutti i comportamenti che teniamo nella nostra vita quotidiana, sia nell’ambito lavorativo che affettivo.

Ciò che io penso, dico e faccio:

1) Risponde a verità?

2) E’ giusto per tutti coloro che sono interessati e coinvolti?

3) Promuoverà la buona volontà e migliorerà i rapporti di amicizia?

4) Sarà di beneficio per tutti?

Vi ho appena citato il Test delle quattro domande”, il codice etico adottato dal Rotary International nel 1943. Pensate quanto è attuale ma sopratutto quanto è facile disattenderlo!

Emozioni: mi piace ricordare l’incontro con i bambini orfani di Haiti, accompagnati lo scorso Luglio a Siena da Suor Marcella. In quell’occasione siamo stati di ispirazione per gli altri, perché ci siamo dati da fare per far trascorrere ai piccoli una giornata nella nostra città, accompagnandoli nella visita al Duomo, con il percorso della Porta del Cielo, ed accogliendoli per la merenda in Piazza del Campo. Abbiamo regalato loro momenti di bellezza e di calore umano.

Un altro tipo di emozione è stato quello provato con i Soci ed i loro ospiti venerdì scorso, presso la caserma “Bandini” del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”. Dalla cerimonia dell’alzabandiera alla visita della sala-museo della caserma, chi era presente ha avvertito l’ esistenza dei valori su cui si basa la nostra civiltà. Abbiamo sentito il Comandante Michele Fraterrigo parlare di Dio, della famiglia, del senso del dovere, del rispetto reciproco, della patria. Mi ha particolarmente colpito quando, nel congedare per le festività prossime il Reggimento schierato, ha usato i toni di un padre che si rivolge ai propri figli.

Queste stesse parole di ammirazione, riconoscenza e gratitudine le rivolgo sia alle forze di Polizia che ai Carabinieri, qui rappresentati dal Sig. Questore Costantino Capuano e dal Comandante dell’Arma Stefano Di Pace; ammirazione, riconoscenza e gratitudine per quanto, tutti i giorni, ognuno di loro fa per difendere i nostri valori, per rendere sicure le nostre città e le comunità.

Il Santo Natale è una festività particolarmente sentita, intima per noi Cristiani e piena di significati per gli uomini di buona volontà. Siamo chiamati a rinnovare sia la nostra fede che i principi e i valori etici su cui si fonda la nostra esistenza.

A tale proposito trovo appropriato leggere un passo della preghiera del Rotariano:

Dio che illumini la nostra notte terrena con il raggio della speranza, rendici strumento di salvezza e di conforto per tutti coloro che hanno sete del Tuo amore e della Tua giustizia. Colmaci della Tua luce e della Tua forza, affinché ciascuno di noi, impegnato nel Rotary al servizio dell’uomo, possa trovare in ogni momento della sua giornata l’occasione di soccorrere chi invoca amore, carità, comprensione”.

E’ bello osservare da questo tavolo la Vostra partecipazione, e mi viene da pensare: perché siamo così tanti? Mi sono dato questa risposta: tutti noi desideriamo trascorrere e condividere il Santo Natale con le persone più care, e quindi con la propria famiglia. Stasera siamo qui perché abbiamo il desiderio ed il piacere di vivere e condividere l’atmosfera natalizia insieme alla grande famiglia Rotariana, con il piacere di stare insieme, uniti negli ideali del nostro sodalizio, coinvolgendo in un unico abbraccio i nostri amici ed ospiti.

E’ quindi con grande e sincera emozione che io e mia moglie Lucia porgiamo i nostri migliori Auguri di Buon Natale a tutti Voi!

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Conviviale degli Auguri 2018

by Presidente on

Giovedì 20 Dicembre la tradizionale Conviviale degli Auguri del nostro Club, presso l’Hotel Garden, ha visto la partecipazione di circa 180 persone, tra Soci ed ospiti.

E’ sempre estremamente piacevole il momento dell’aperitivo, un giusto lasso di tempo in cui tutti hanno la possibilità di incontrarsi, salutarsi e farsi gli auguri, prima di raggiungere i posti assegnati a tavola.

Per quest’anno rotariano ho ricevuto da Voi il privilegio di presiedere questo evento; sono stato molto felice di percepire l’atmosfera di amicizia che, come un fluido ed un’energia positiva, ogni Socio ha trasmesso al tavolo della Presidenza, durante la cena. Vi posso assicurare che tale sensazione è stata percepita anche dai rappresentanti delle autorità rotariane e cittadine sedute al tavolo d’onore: l’Assistente del Governatore Carlo Ughi, il Questore di Siena Costantino Capuano, il Comandante dei Carabinieri della Provincia di Siena Stefano Di Pace, il Comandante del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore” Michele Fraterrigo, l’Assessore Comunale Alberto Tirelli.

A Carlo Ughi l’onore di portare i saluti e gli auguri di Giampaolo Ladu, Governatore del Distretto 2071.

Come da tradizione, il regalo alle Signore è stato consegnato dai nostri giovani Rotaractiani. Mia moglie Lucia ha voluto impreziosire l’omaggio con una decorazione artistica in ceramica, un alberino di Natale con il logo del Rotary, ricordo dell’anno rotariano 2018-2019; ogni pezzo è stato realizzato a mano dagli operatori della Cooperativa “Riuscita Sociale”, a cui abbiamo devoluto il nostro contributo.

La bravura dei due musicisti, Simona Bruni e David Baglioni, ha accompagnato lo svolgersi della cena in un crescendo di belle canzoni, sia natalizie che di musica leggera, fino al momento del tradizionale suono della campana, che ha concluso la parte ufficiale della serata.

Mi ha fatto molto piacere che la serata sia proseguita con balli e canzoni cantate al karaoke dai Soci, dai Rotaractiani e dagli ospiti rimasti fino a tardi.

Non c’è che dire: la location e l’eleganza imposta dal dress-code, i calorosi saluti ed i sorrisi, la presenza delle autorità cittadine, civili e militari, che si sono complimentate con parole sincere ed hanno ringraziato per l’accoglienza e la simpatia ricevuta, tutti questi aspetti hanno ancora una volta reso la nostra Conviviale degli Auguri un evento cittadino che ci deve rendere orgogliosi di essere Rotariani e di appartenere ad un grande Club!

Ringrazio tutti Voi per la partecipazione,

Andrea

La Conviviale di Giovedì 6 Dicembre, con ospite e relatore il Sig. Prefetto di Siena, Dr. Armando Gradone, ha avuto inizio con il saluto ed il ringraziamento al Club da parte del Presidente Eletto per l’annata rotariana 2020/2021, Elisabetta Miraldi, la quale, per motivi professionali, non era potuta essere presente in occasione della sua elezione, lo scorso 29 Novembre.

Ha poi soddisfatto pienamente le attese e le aspettative dei numerosi Rotariani presenti la puntuale, esauriente e convincente relazione del Sig. Prefetto che, introdotto dal Presidente Andrea Tiribocchi, ha intrattenuto l’uditorio su un tema di grande attualità e interesse, qual’è quello della “insicurezza reale e insicurezza percepita”. La relazione è stata arricchita ed integrata poi, sulla base di inoppugnabili dati statistici del Ministero degli Interni, dalle argomentate risposte e spiegazioni fornite dall’illustre ospite alle domande e considerazioni dei numerosi interventi dei Soci (Buccianti, Schettino, Pagano, Panti, Mori e Iachettini).

Il tema della sicurezza, rectius della “insicurezza reale o percepita”, oggetto di discussioni pressoché quotidiane, non solo nelle sedi istituzionali ma anche, e direi sopratutto, tra la gente comune, tra i cittadini che si interrogano sui tanti episodi riferiti e divulgati (e amplificati!) dai mass media che turbano le coscienze e creano quel clima di insicurezza a volte insopportabile, è stato affrontato dal Prefetto Gradone con piena cognizione di causa, grazie all’osservatorio privilegiato – Ufficio Territoriale del Governo – del quale è a capo, che gli consente di seguire il fenomeno nella sua continua evoluzione ed approntare, per la parte di sua competenza, i mezzi più opportuni per prevenirne ed arginarne gli effetti negativi.

Egli è partito dall’analisi comparata dei dati statistici riguardanti le denunce e la consumazione dei reati sia a livello nazionale, regionale e provinciale, sia a livello locale, con la confortante constatazione del miglioramento della situazione per la complessiva diminuzione del numero dei reati, vuoi nel territorio della provincia, vuoi nell’ambito cittadino, tranne che per i reati di truffe e frodi informatiche e per quelli relativi al traffico di stupefacenti, che registrano un preoccupante aumento.

Ma nonostante la rilevata diminuzione dei reati, che dovrebbe teoricamente rassicurare in una certa qual misura i cittadini, è un dato di comune esperienza che altri fattori concorrono viceversa a creare un clima di preoccupazione e di turbamento che si trasforma nel diffuso sentimento di insicurezza da tutti avvertito, cosicché alla fine la percezione di questa, da parte della collettività, prevale sul dato reale.

Secondo il relatore tra le cause che determinano nell’individuo siffatto mutamento di sensibilità si pone in primis quella consistente nella diffusione e propagazione nell’ambito della comunità della notizia del fatto delittuoso che crea, a seconda della sua gravità, immediato allarme e preoccupazione per la temuta reiterazione del fatto stesso e delle sue conseguenze. Allarme destinato a raggiungere, quasi nell’immediatezza dell’accaduto, la platea ben più vasta dell’intera collettività attraverso i mezzi di comunicazione, che non esitano a riportare la notizia con dovizia di particolari, interviste e, soprattutto, nel caso di efferati delitti o di catastrofi naturali, con commenti ed immagini raccapriccianti che maggiormente colpiscono chi ascolta ciò che gli viene comunicato e chi vede ciò che gli viene mostrato, accrescendone la “paura” e lo stato di insicurezza.

Concorre poi ad aggravare tale stato, il fenomeno dell’immigrazione con tutte le sue implicazioni, che specie negli ultimi anni non sempre è stato affrontato e gestito in maniera appropriata e con mezzi adeguati, per cui, mancando, da un lato una vera e intelligente cultura dell’accoglienza, e non essendo stata favorita, dall’altro, l’integrazione proficua dello straniero nel tessuto sociale, ne è derivata una sorta di diffidenza o di deplorevole ostilità nei confronti dell’altro, che si è andata diffondendo, per fortuna non in tutta la comunità nazionale, con inevitabile ricaduta negativa, ancora una volta, sul piano della sicurezza.

Infine la crisi economica, tra le più gravi degli ultimi decenni, non fa che aggravare la situazione già precaria di molte famiglie, accrescendone l’ansia e le preoccupazioni sul futuro, soprattutto dei giovani.

I rimedi da porre in atto per attenuare tale diffusa sensazione sono, secondo il Dr. Gradone, molteplici e rientrano nelle competenze dei vari Organi cui è demandato il compito di incidere sui rilevati fattori di “insicurezza” per ridurne la portata e gli effetti e quindi di operare, nelle varie sedi e ai diversi livelli, in via di prevenzione. La scuola, innanzitutto, è chiamata, in ogni ordine e grado, a compiere quel lavoro educativo che le è assegnato dalla Costituzione e che è decisivo ai fini dell’acquisizione, da parte dei giovani, della consapevolezza che essere onesti cittadini comporta il rispetto dei valori e l’osservanza delle leggi dello Stato del quale essi sono parte integrante. Il Dr. Gradone suggerisce, al riguardo, e molto opportunamente, che si diffonda nelle scuole, anche attraverso l’intervento di persone estranee al corpo docente e particolarmente qualificate, la cultura della legalità, elemento indispensabile per la formazione corretta e lo sviluppo armonico della personalità dei giovani: e tal fine non manca di assicurare il Suo impegno nel prendere i necessari contatti con i responsabili scolastici per la concreta realizzazione di tale importante obiettivo.

Quanto poi alle attribuzioni e attività riferibili al Suo ruolo istituzionale, ha elencato le azioni fin qui poste in essere e le ulteriori iniziative già programmate – più incisiva rassicurante vigilanza sul territorio, anche attraverso un capillare impiego delle Forze dell’ordine e del “118” creato presso la caserma dei Vigili del Fuoco, ecc..-, tutte misure, queste, volte a creare un clima di maggiore tranquillità e, in definitiva, a rassicurare i cittadini.

Il ringraziamento al relatore Prefetto Dr. Gradone da parte del Presidente, cui è seguito un convinto applauso dell’assemblea per le parole di cauto ottimismo con cui l’illustre ospite ha salutato i presenti, ha concluso la serata.

 

Olindo Schettino