Lettere al Club

mm

I ragazzi del Rotaract scrivono…….

by Presidente on

LA VOCE DEL ROTARACT CLUB SIENA

Credo che uno dei punti di forza della Commissione Stampa di un’associazione sia la coralità. Dare cioè modo agli altri soci di sentirsi liberi di mettersi davanti a una pagina bianca e sviscerare una tematica, trasformando in frasi e concetti ciò che la mente conserva e il cuore suggerisce. Se è vero che lo scrivere aiuta a potenziare la consapevolezza di sé stessi e del mondo che ci circonda, lo scrivere di Rotaract esalta ancor di più la consapevolezza di essere Rotaractiani. Non solo scrivere, ma anche leggere, di Rotaract in questo caso, allarga gli orizzonti della mente e facendoci immergere nel vissuto e nelle emozioni di chi scrive, contribuisce a rafforzare ulteriormente la nostra identità di associazione. Questo mese ho il piacere di presentarvi un pezzo scritto dal nostro Socio Giulio Biagini, che lascia trasparire una grande umanità e un profondo affetto al Rotaract e al Rotary. Non mi resta che augurarvi una buona lettura.

Riccardo Intruglio (Presidente Commissione Stampa Rotaract Club Siena per l’A.R. 2018/2019)

 

Rotary e Rotaract: sono cresciuto sentendone parlare e osservandoli da spettatore, magari come spettatore privilegiato.

Ero piccolo e vedevo i miei genitori prepararsi ed uscire per andare al Rotary. Mi ricorderò sempre la spilla di mio padre, appuntata alla giacca, quel piccolo simbolo scintillante che mi ha sempre affascinato.

Nell’adolescenza ho preso contatto con il Rotary Siena e, paradossalmente, ho iniziato a frequentarlo prima del Rotaract, prendendo parte a numerosi eventi; rimasi subito piacevolmente sorpreso non solo per l’accoglienza ricevuta ma anche per l’armonia che il Club esprimeva.

Professionisti di ogni genere, colleghi e amici che si riuniscono nella convivialità di una cena per il piacere di stare insieme ma soprattutto per una causa più alta, come quella di essere al servizio della società, stringendosi sotto la stessa bandiera.

Avendo conosciuto da vicino questa realtà iniziò a maturare in me la voglia di avvicinarmi al Rotaract e più di un anno fa presi la decisione di frequentarlo.

Ma nonostante ciò, un minimo di timore vi era. I miei timori non potevano essere più infondati: dal primo giorno di “aspirantato” mi sono ritrovato avvolto dal calore dei soci e degli aspiranti che come me iniziavano a frequentare; dopo non molto mi sentivo già a casa ed inserito in una realtà che già sentivo mia. Ritengo che questo aspetto costituisca uno dei pregi migliori per un Club e, allo stesso tempo, il requisito di sicuro successo.

Come un padre amorevole cerca di trasmettere le migliori qualità e il proprio sapere ad un figlio, così il nostro Rotary padrino ha fatto con il Rotaract, che è cresciuto e sta crescendo sotto gli occhi di questo padre sempre presente ma mai invadente e sempre pronto ad aiutarlo.

Questa azione giovanile che vuole dare voce ai giovani e giovani imprenditori che chiamiamo formalmente Rotaract sta diventando per me una sorta di seconda casa. Una casa in cui la famiglia sta crescendo e che nell’armonia e nella coesione trova la propria forza.

Un grande fiume è la somma totale del contributo di centinaia, forse migliaia di ruscelli e rivoli che scendono tumultuosi dalle colline e dalle montagne, per gettarsi nel grande fiume. Così è la crescita del Rotary. È diventata grande grazie al sacrificio e al contributo di migliaia di rotariani in tutto il mondo”.   Paul Harris

 

Giulio Biagini, Socio del Rotaract Club Siena

                                IL SENSO DELLA RICONQUISTA DEL MARE

Il mare , l’immensità di questo grande fratello blu, metafora dell’eterna partenza e dell’eterno ritorno ,fa parte e in qualche modo costituisce il nucleo ontologico dell’esistenza e dell’essenza di ogni marinaio.

Il senso del mare, inteso come coacervo di irripetibili sensazioni nascoste e quasi dimenticate nell’intimo, che si risvegliano a ogni nuovo colpo di vento o spruzzo di spuma salata , ci ricordano , momenti condivisi , passaggi di vita .

 Il senso del mare, come significato e inscindibilmente significante della provenienza di ognuno di noi e dell’eracliteo andare errabondo incontro a nuove esperienze, ci ricorda silenzioso il lungo viaggio dell’esistenza, scandito da tappe sempre simili ma sempre diverse per ognuno di noi . Ecco che il fischio del vento sulle manovre, sulle sartie e i paterazzi , lo sbattere delle vele , il fischietto del nocchiere e l’”inzie giù” a noi familiari acquistano il sentire del lavoro insieme , del ruolo e della difficoltà del viaggio verso il porto ristoratore . Ecco che il colore brunito del legno ,lo scintillante luccichio degli ottoni , il candore delle vele spiegate , conferiscono al viaggio l’eleganza del movimento al tempo stesso snello e nobile .

La contemplazione della dorata polena arricchisce la sensazione cromatica e si staglia nel candore delle fiancate . L’orizzonte che si perde nel mare ci appare allora come una siepe che contraddittoriamente ci nasconde e ci apre un infinito verso cui incessantemente tendiamo ,confusi tra la sindrome di Ulisse e quella di Garibaldi .Riacquista quindi e torna ad avere un senso nella riflessiva contemplazione il viaggio, rispetto al frenetico e veloce trasferimento ,il senso più vero con i suoi momenti di lavoro, di riposo, di solitudine e di vita comunitaria sempre all’aperto, alla presenza a volte placida a volte tempestosa di sua maestà il mare .

Il silenzio della navigazione a vela , la brezza sul volto col suo odore di salsedine, il lento scorrere dei paesaggi sotto costa ci consente di vivere nella sua più sincera essenza il viaggio, facendoci conoscere e osservare particolari altrimenti destinati a rimanerci inconosciuti . Durante la nostra navigazione raccogliamo piccoli pettigialli (nota del Com.te Valentini), un gufo, un falco e due pipistrelli che ci trasferiscono ancora una volta l’idea del comunitario e oscuro senso ultimo della vita.

Tutto questo e molto di più è la navigazione a vela, tutto questo è un veliero d’epoca . Per chi nella fatica delle condizioni di vita, nel rollio e nel beccheggio, nell’inevitabile, continua promiscuità sa coglierlo magari nella conversazione notturna sottovoce , con un compagno di viaggio davanti a un luccicante e silenzioso tappeto di stelle , quando l’unico rumore ritmato è lo sciabordio della nera acqua sulle fiancate del vascello . La bianca scia illuminata dalla luna affascina chi si perde a guardarla . Ecco quindi che la riconquista di tutto questo come di qualcosa che è già nostro ma di cui si era persa la consapevolezza, come la riconquista delle nostre origini , della nostra casa , del nostro salgariano Mompracem, diviene possibile .

Il nocchiero e timoniere per eccellenza Palinuro guida il nostro viaggio, rammentandoci sempre , con la sua virgiliana storia , l’instancabile e necessaria attenzione durante il viaggio, in questa immersione negli elementi . I prodigi dell’evoluzione dell’ingegneria navale ci consentono navigazioni più comode , spazi più grandi e personali , trasferimenti veloci dentro il piccolo paese nave , condizionato e sempre più senza aperture all’immensità dell’elemento. Il beccheggio e il rollio che da soli bastano a darci il senso del movimento, il vento nei capelli passeggiando sul cassero, il sole abbagliante e caldo delle prime ore del meriggio, un ricordo . Ogni momento del giorno e della notte diventano uguali e senza tempo. Fondamentale quindi, per ogni moderno marinaio, l’esperienza a bordo di questo tesoro della Marina Militare Italiana .

Faventibus ventis , Palinuro .

Agli inizi degli anni ‘50 la nave “Palinuro” fu comprata dalla Marina Militare Italiana e adibita a nave-scuola per sostituire la Cristoforo Colombo, data ai russi come preda di guerra e poi bruciata E’una goletta ed è la sorella minore dell’Amerigo Vespucci. Ogni anno fa la campagna addestrativa dei sottufficiali, durante la quale si insegna ad andare a vela. Quest’anno siamo andati moltissimo a vela. Per la seconda volta nella sua storia la goletta ha attraversato lo Stretto del Bosforo, navigando nel Mar Nero, dove abbiamo toccato la Georgia, la Turchia e la Romania, poi la Grecia a Kos e Cafalonia, dove abbiamo fatto sosta per l’anniversario delle stragi tedesche dopo l’armistizio.

La nave a vela fa formazione e rappresentanza. Andare a vela rispetto alle navi grigie è un altro mondo. Tante le scomodità ma il fascino enorme. La campagna è terminata all’Isola d’ Elba in parata con l’Amerigo Vespucci ed il cacciatorpediniere Durand de la Penne.

CC(SAN) Alberto Guasconi

Risultati immagini per foto nave scuola palinuro

mm

Dall’Istruttore-Rubrica di Settembre

by Presidente on

Care Amiche e Amici,

sono qui a scrivervi dopo l’intervallo estivo e ho pensato di dedicare questo mio secondo intervento a qualche commento sul Seminario SINS-SEFF che si è svolto sabato scorso a Firenze.

Il Seminario di Istruzione per i Nuovi Soci – e per l’Effettivo quest’anno si è svolto a Villa Viviani, sulla collina di Fiesole, posto magnifico con grande vista. La sala adibita ad aula straripava di pubblico, molti posti in piedi. Molte le Socie, sempre poche in percentuale, ma ogni anno più numerose.

Quanti nuovi Soci? Non so….del nostro Club: solo uno! Considerando che nell’ultimo anno ne è entrato un numero considerevole non è stato un grande apporto… ma ci saranno sicuramente altre occasioni, faccio pertanto i miei complimenti all’unico Socio che ha partecipato ai lavori.

Non è mia intenzione fare qui una sintesi di quello che è stato detto,chi vorrà troverà sicuramente sul sito del Distretto le varie relazioni, mi limiterò a qualche mia impressione.

Il leit motiv della giornata è stato: il “servizio”, declinato in tutti i modi con l’obiettivo della comprensione tra i popoli e la pace e la “cultura”come sistema di valori condivisi, nonostante le sue molte facce, che è “una”, per capire e illuminare ogni aspetto della vita e valorizzare progetti e azioni in cui il Rotary si esprime.

Come sempre la relazione di Padroni è stata un piccolo distillato di saggezza filosofica, consiglio tutti di leggere la sua bella e elegante relazione che ci ha donato di cui ci ha potuto fare solo un breve ma illuminante estratto.

Ma quello che mi è sembrato veramente più significativo della mattinata è stato l’intervento di alcuni nuovi Soci invitati a parlare.

Ne citerò due: un giovane Socio che dirige una RSA ci ha raccontato la motivazione che lo fatto entrare nel Rotary: è stato dopo aver visto all’opera, nella stessa RSA, un gruppo di rotariani, medici, avvocati, ingegneri che, spogliati dei loro abiti professionali, per un giorno si erano messi a servizio degli anziani con tanta semplicità e allegria. E’ stato allora che ha pensato che sì, questo Rotary poteva fare per lui.

Una nuova Socia con storia e un approccio completamente diverso: assolutamente non emotivo.

Aveva avuto la proposta da un collega che la stimava. Aveva chiesto tempo, ci aveva riflettuto a lungo, si era documentata in maniera approfondita su cosa era il Rotary, poi ha pensato: sì, era arrivato il suo momento di mettere a disposizione le sue competenze. Aveva però un problema: veniva richiesto un buon carattere, non pensa di avere proprio un buon carattere, bensì, carattere..E’ entrata nel Rotary, si trova benissimo, nel suo Rotary discutono senza secondi fini in amicizia.

Ecco, mi dicevo, dovrebbe essere questo il percorso che ci auguriamo facciano i nostri nuovi Soci, emotivo o ragionato, percorsi diversi, ma con la motivazione di entrare nel Rotary per fare, per dare davvero un contributo personale.

Come si diceva proprio sabato mattina infatti, non è difficile diventare Soci del Rotary, è difficile diventare Rotariani.

 

MARILENA

 

mm

Lettera del Vice-Presidente Pietro Terrosi Vagnoli

by Presidente on

Cara Marilena,
due volte grazie!

La prima è per aver voluto riprendere la vecchia usanza di una lettera, di un intervento o quant’altro da parte dell’Istruttore del Club. Tu ben conosci quanto tenessi a questi interventi, brevi ma densi di significato.

La seconda è per aver sintetizzato, quasi in forma di decalogo, i concetti espressi dall’amico Massimiliano nella sua, purtroppo, unica lettera, con la quale ha sottolineato senza enfasi, senza inutili orpelli, quello che deve fare e come deve essere IL ROTARIANO.

Non vi sono Rotariani più bravi, meno bravi: o si seguono quei principi, quelle regole descritte da Massimiliano oppure no! Colui che le segue in parte è solo un iscritto ad un Club Rotary, non un ROTARIANO!

Cara Marilena continua così, molti sono gli argomenti, magari da taluni ritenuti noiosi, come il comportamento che deve tenere un Rotariano o quali sono gli indirizzi attuali del RI che si possono anche non condividere, ma che si debbono accettare. I più anziani potranno dire che molte cose sono ovvie, risapute ma alla fine ci si accorge che sono disattese.

Grazie Marilena, Ti leggerò e se non troppo noioso Ti scriverò ancora.
Una buona annata nel segno del Rotary.
Pietro

mm

UNA RIFLESSIONE SUL ROTARACT ….

by Presidente on

Perché il Rotaract? Quale il motivo che spinge dei ragazzi, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, con interessi spesso simili ma soprattutto diversi, come diversi sono i caratteri e i temperamenti, le aree di studio e professionali di ciascuno, quale il motivo che li spinge a fare Rotaract? La vita di tutti i giorni impone ritmi frenetici, continui, e spesso è scarso il tempo per guardare in se stessi, tirare delle somme, capire ciò che si vuole, da una situazione o anche dalla vita stessa. Il Rotaract in qualche modo aiuta a rallentare questa instancabile corsa quotidiana, favorendo quel processo introspettivo – farsi domande, accogliere critiche, crescere- che nel mondo di oggi rischia di scivolare in secondo piano. I ragazzi che fanno Rotaract si legano innanzitutto e poi metabolizzano, fanno propri quei principi e quella morale che purtroppo non sempre sono presenti al giorno d’oggi, là fuori. Il Rotaract mette i ragazzi di fronte a quell’energia, a quella voglia di fare che è tipica della loro età, ma che spesso è atrofizzata, impigrita. L’età in cui si è dei vulcani e in cui davvero si è terreni fertili di idee. All’interno del Rotaract i ragazzi coltivano questo senso propositivo, si mettono in discussione, catalizzando se stessi in obiettivi comuni. Ma, e questo è uno dei motivi per cui si fa Rotaract, si è propositivi e ci si rimbocca le maniche non solo per l’obiettivo da raggiungere, il Service, la distrettuale, o un qualunque altro momento della vita rotaractiana; lo si fa anche per la propria crescita personale, per ricercare le opportunità di un confronto, per cogliere nelle parole di un relatore o nel vento ghiacciato di una mattinata invernale di Service il segno che si sta facendo davvero qualcosa, sia per gli altri che per il nostro futuro, per la definizione del nostro profilo di futuri professionisti, ma soprattutto di uomini. Ecco, si fa Rotaract anche per scoprire, o ritrovare, o ripassare, il senso di umanità, il voler diventare esseri umani migliori, il voler perfezionarsi pur sapendo che la perfezione è una chimera, ma nonostante questo aver comunque voglia di lottare a tutti i costi anche solo per migliorare quello che siamo e che vogliamo essere. E non perché questo cambiamento sia visibile agli altri, no. Perché sia visibile soprattutto a noi stessi, quando ci specchiamo la mattina, quando la sera, al chiuso della camera, nel buio più totale, ci addentriamo dentro di noi, quando davvero siamo messi a nudo e possiamo giudicarci.
Il Rotaract, quindi, in qualche modo ci traghetta via dall’individualismo sfrenato, ci spinge al confronto con gli altri e con noi stessi, mettendo al centro l’individuo ma allo stesso tempo il gruppo, dando modo agli uni e agli altri di crescere continuamente. La crescita simultanea dell’individuo e della società in cui questi è inserito è uno dei significati più importanti e vitali del Rotaract. Da qui parte la voglia di fare Rotaract; nelle tante occasioni di formazione, nell’ideazione dei progetti, cerchiamo di dare forma, nel modo migliore possibile ma soprattutto come più ci piace, al nostro futuro. Nostro in quanto persone che lo vivranno, nostro come appartenenti alla società che lo vivrà.
Riccardo Intruglio, Presidente Commissione Stampa del Rotaract Club Siena per l’A.R. 2017/2018

Carissimi Amici Rotariani,

Il nostro presidente Carlo Vallesi, anche a nome di tutto il Club, sente forte il bisogno di ringraziare Voi e tutti i Vostri rispettivi soci e ospiti, per aver partecipato alla nostra Festa del Vino.

Il vostro entusiasmo e la vostra felicità, insieme alla autentica condivisione delle finalità dell’iniziativa, che sostiene il nostro service della Ippoterapia, riprova che l’amicizia e la solidarietà sono il faro che illumina la vita di ogni rotariano.

Sperando di poterVi rivedere in altra prossima occasione, un abbraccio affettuoso Vi unisca tutti.

Vi saluto caramente.

Per il Presidente Carlo Vallesi, Nunziata Carbè (segretario R.C. Chianciano Chiusi Montepulciano)